Laos

Cari amici e fratelli,

eccomi in Laos. Vientiane è una minuscola capitale, sonnacchiosa e polverosa. In continua espansione per stare dietro ai tempi della globalizzazione. I conducenti di tuk-tuk (ve la ricordate l’ape cross?) fermi agli angoli delle strade, vogliono venderti, con la stessa insistenza, un po’ di marjuana o una pistola. Certo io non ho comprato nè l’uno, nè l’altro! Dopo qualche giorno abbiamo cominciato a salire verso il nord, così siamo capitate a Vang Vieng: un incrocio di strade chiassose. Non sembra nemmeno il Laos e la guida ti metteva in guardia: orde di ventenni sballati che non hanno niente di meglio da fare che guardarsi vecchie serie di Friends, accasciati nei locali. Oppure praticano il tubing, ovvero scendere le piccole rapide del fiume sopra una camera d’aria di camion… sempre sballati, of course! Ovviamente siamo scappate: Dio ce ne scampi e liberi! Non prima però di aver perlustrato la zona circostante, ricca di faraglioni, grotte profonde e lagune dove poter sguazzare nell’acqua.
Poi finalmente siamo giunte a Luang Prabang, un gioiellino di città. Si snoda lungo il fiume, è piena zeppa di templi buddisti e ha un mercato notturno allestito dalle diverse etnie che vivono qui, soprattutto Hmong; dove puoi trovare raffinati tessuti in seta, gioielli antichi e reperti storici di indiscusso valore. Peccato per il mio badget limitato.
Le strade che si snodano per tutto il Laos sono solo “curvose”, non c’è un rettilineo neanche a pagarlo! Si inerpicano per le montagne e le ridiscendono. La media degli autobus scassati è di 30 Km/h, così per fare 300 km ci impieghi tutto il giorno. E lungo le strade: dirupi e gole. A parte i grossi (per modo di dire) centri abitati, i villaggi spesso sono costituiti da poche capanne in legno disseminate lungo le strade tortuose. Ho visto milioni di bambini, dal finestrino, che giocavano o lavoravano. Molti piccolissimi di 2 o 3 anni che sulla schiena portavano bambini ancora più piccoli. Incredibile! Di certo ha un tasso di natalità ben più alto del nostro.
Poi siamo andati qualche giorno a visitare la Piana delle Giare, il campo di battaglia della Secret War. E lì oltre alle giare, abbiamo visitato un villaggio Hmong, per renderci conto di come vivono, di come sono formate le piccole comunità. Siamo state accolte da decine di bambini, bellissimi e sporchissimi. I più piccoli piangevano come se avessero visto un 2 mostri! Ma gli altri ridevano contenti. Con una piccola bambina ho fatto un video dove lei ripete: Cia-o e Ajò.
Poi al negozietto (giusto un baracchino) del villaggio, abbiamo comprato dei wafer e li abbiamo distribuiti. Abbiamo capito che molti stupidi turisti sono più interessati al villaggio del whisky, tappa obbligata dei tour cuciti apposta per gli occidentali. Non sanno cosa si sono persi!
Il Laos vanta il più alto tasso di ordigni inesplosi, così mediamente all’anno 50-60 persone (tra cui molti bambini) ci lasciano una mano, un’occhio o un piede. Nonostante la guerra sia finita da decenni, gli ordigni sono la principale causa di povertà del Laos. Perché i contadini non possono coltivare, perché le insidie son dappertutto: sotto il terreno, dentro gli alberi, dentro le cave. Alcune bombe hanno la forma di una pallina da tennis, così tradiscono i bambini come un giocattolo mortale. Quando i laotiani riescono a disinnescarle, utilizzano gli involucri delle grandi bombe come vasi per i fiori, ornamenti per la casa o pali per sostenerla.
Domani lasciamo Luang Prabang, ma invece di prendere l’autobus, prendiamo una lenta barca che ci mette 2 giorni per arrivare al confine thailandese. Speriamo bene!
Vi bacio tutti.
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