Vietnam

Siamo arrivate a Mui Nè Beach e qui è un po’ irreale perché pieno di resort lussuosissimi (vuoti, tra l’altro!) e di Hotel col gusto kitch che solo gli asiatici hanno. La grossa delusione è stata scoprire che la beach non c’era più: l’erosione se l’è inghiottita ed al suo posto ci sono interi lastroni di cemento armato (sennò l’acqua arriverebbe agli hotel). Ovviamente io (testarda come i sardi) mi son tuffata ugualmente, salvo poi grattuggiarmi il culo e un gomito nel cemento rugoso, sbattuta dalle onde… quelle che fanno la felicità di surfisti e kitisti (da kite, quello sport con lo snowboard sotto i piedi e il deltaplano nelle braccia). Abbiamo trovato un ristorantino con sedie di plastica, molto popolare e molto economico, così sto dando sfogo ai piaceri del palato con crostacei e pesce. Ieri abbiamo fatto un’escursione guidata: abbiamo affittato una jeep con un vietnamita sul sedile, che per soli 20 dollari ci ha scorrazzate per 5 ore, portandoci a vedere: dune bianche, canion, dune rosse e altri siti meravigliosi. Nella nostra pensioncina son tutti gentili e riservati. Mi sto sparando spremute di mango e frutti esotici a tutto andare e la birra Saigon costa 50 centesimi di euro.
La cosa incredibile è cosa riescono a trasportare i Vietnamiti sul motorino: ieri ho visto una tv al plasma da 75 pollici, e dietro, in un centimetroquadro, un ragazzino che lo teneva fermo. Oggi ho visto, legato al sellino, un’armadio a 2 ante… ma come cazzo fanno???
Domattina presto partiamo per Dalat, all’interno. Lì vivono i Montagnards, le etnie delle montagne. Ci sarà un po’ di fresco. Dobbiamo anche deciderci su dove passeremo il Tet (il loro capodanno, che cadrà il 13 febbraio notte). In quell’occasione, tanti vietnamiti si metteranno in viaggio per raggiungere i loro cari, le pensioni saranno piene ed i trasporti si fermeranno per qualche giorno.

Chùc Mùng Nam Moi: ovvero Happy New Year‏

Cari amici e fratelli,
finalmente sono nella località più bella e affascinante di tutto il Vietnam: Hoi An. Qui il tempo si è fermato e la guerra non è mai esistita. Eppure la povertà si vende al mercato e per strada. Diversamente dal resto del Paese, ad Hoi An è pieno di vecchiette, che nonostante i loro 80 anni, lavorano ancora. Il cappello a cono è d’obbligo, mentre per le giovani donne in età di marito è doveroso indossare una mascherina (che io pensavo fosse per la polvere) che ti ricopre tutta la faccia e lascia fuori solo gli occhi. In realtà loro la usano per non abbronzarsi: la pelle candida è sinonimo di ricchezza (come era da noi un tempo) e cuocersi la pelle al sole tradirebbe le origini povere e contadine. Le giovani donne si recano spesso nelle pagode e nei templi a pregare il loro Dio che le aiuti a trovare marito. In Vietnam lavorano più che altro le donne (da quando son piccine fin quando non muoiono). Sto fotografando praticamente tutto perchè tutto è degno di essere ricordato: case, strade con lanterne, ponti, fuochi artificiali, ma soprattutto volti, vecchiette, mercati, barche… Vicino al fiume hanno installato un grande palco e cantanti ridicoli e ballerine filiformi hanno intrattenuto la popolazione ed i turisti fino allo scoccare della mezzanotte: finiva l’anno del drago e cominciava quello della tigre. Sul fiume lanterne galleggianti, barche che per pochi dong ti facevano cambiare la prospettiva della festa e poi fuochi d’artificio finali. Pagode e templi aperti a tutte le ore: offerte di ogni sorta con frutta, sigarette, regali, incensi.


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